Sindrome di heller

Sindrome di heller : Detta anche demenza infantile, la sindrome di Heller è una psicosi disintegrativa o un disturbo disintegrativo dell’infanzia.

La patologia consiste in una regressione del funzionamento cerebrale in diverse zone e compare dopo circa due anni in cui lo sviluppo si è svolto apparentemente in maniera normale.

Inizialmente, o perlomeno nei primi due anni di vita, la comunicazione verbale, le relazioni sociali e i comportamenti tipici del bambino, sembrano normali ma poi, prima dei dieci anni, può accadere che il bambino cominci a perdere la capacità delle sue azioni.

In pratica, le prestazioni che sono già state acquisite in più campi vengono smarrite: i soggetti colpiti da sindrome di Heller manifestano deficit di comunicazione e problemi sociali e hanno un comportamento molto simile a quello tenuto dai soggetti autistici.

Cosa è successo? Si è verificato nel bambino un restringimento dei suoi campi d’azione e quindi viene compromessa la comunicazione, l’interazione sociale e si avvia verso interessi stereotipati o comunque ripetitivi.

 Cause Sindrome di heller

Non vi sono cause particolari che portano alla sindrome di heller, tuttavia è probabile che vi sia una base genetica per i disturbi autistici.

La teoria è che un gene anomalo presente nelle prime fasi di sviluppo, prima della nascita, e che questo gene colpisca altri geni che coordinano lo sviluppo del cervello del bambino. Possono contribuire a causare questi effetti le esposizioni ambientali, come ad esempio a una tossina oppure le infezioni.

Sindrome di heller

Sindrome di heller

Trattamenti e cure

Non esiste una cura per la sindrome di heller e il trattamento per questo disturbo è lo stesso di quello per l’autismo.

Le opzioni di trattamento possono includere una terapia farmacologica, anche se in realtà non esistono farmaci che curano il disturbo ma riescono comunque a moderare l’aggressività de soggetto e a controllare l’ansia e l’agitazione.

I farmaci anticonvulsivanti possono aiutare a tenere sotto controllo le crisi epilettiche. Importante è invece la terapia comportamentale, utilizzata da psicologi, logopedisti, fisioterapisti e terapisti ma anche da genitori, insegnanti e operatori sanitari, che consente di ottenere grossi passi avanti nell’educare il bambino.

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